Impegno - E allora brucerò


Impegno del mesozoico, o giù di lì. Scritto quando stavo ancora a casa dei miei da scapolo, e avevo una scrivania da uffici su cui c'erano un sacco di cose. Ora, a parte il PC, il resto delle cose sono o sparpagliate per case, o chiuse in scatoloni in attesa di rivedere la luce. Questo mi fa pensare a quanto sono vecchio.

E allora brucerò, piangerò e morirò in un posto dentro di me, e la chiamerò anima, perché è soltanto mia.


Clauracan di Faerie

Sulla mia scrivania ci sono tante cianfrusaglie, ci sono dei libri sugli ufo, altri sulla magia, dei bastoncini del ristorante cinese, dei CD, un ragno di gomma, il pupazzo di uno degli X-Men e due statuette di divinità. Sulla mia scrivania c’è ciò in cui credo. La prima statua è Ganesha, il dio della saggezza indiano, ma anche l’uccisore di demoni e il protettore di sua madre. Allora si può pensare che io sia induista…no, sbagliato. L’altra statua è Afrodite, Venere per i romani, che sorge dalle acque. E’ la dea dell’amore e della bellezza, patrona degli amanti, e regina del segno della bilancia. Quindi potrei passare per un neo-pagano, ma anche questo non è vero. Oppure potrei passare per ateo, in quanto si afferma che io non creda nella dottrina cristiana. Ma non tutti coloro che non credono nel cristianesimo sono atei. Io credo in ciò che c’è sulla mia scrivania, io credo nel potere della saggezza, rappresentato da Ganesha, nell’amore rappresentato da Afrodite, nel sacrificio e nello spirito di gruppo rappresentato dagli X-Men, e nell’ignoto e nel misterioso, rappresentato da tutto il resto. Io credo in queste cose, perché questo è ciò che sono. Spesso mi viene chiesto se credo in Dio, in un Dio eternamente accerchiato da cori angelici, che cantano le sue lodi e manda chi sbaglia giù all’inferno. Un Dio che combatte una lotta eterna contro il male, contro il suo stesso figlio, orgoglioso e ribelle, forse ci credo. Di certo credo negli angeli, e nei diavoli, conosco i nomi di molti di loro. Ma credo anche nei Tuatha de danann, che poi sono gli angeli neutrali, quelli che non si schierarono da nessuna parte. E credo anche che Ganesha ha difeso sua madre da Shiva, e per questo ha perso la sua testa d’uomo per guadagnarne una d’elefante, o che Kalì è sia la signora della nascita e della distruzione. E ancora credo che un tempo c’erano Anubi, Toth, Apollo, Ermes, Hela e Thor. Io credo che esista una gran verità, fatta di molte sfaccettature, in cui vivono il mito e il reale, un eterno arazzo composto da miliardi di verità, che si moltiplicano col passare dei millenni. Una verità che abbraccia tutto il cosmo e oltre, e non si ferma nella sola forma umana. Attraverso questa verità le stelle brillano, il sole sorge, e la terra gira. I templi di questa verità sono dappertutto, nelle moschee come nelle chiese, nei tepee della medicina come in un cerchio di dolmen. Quante volte ci siamo ritrovati in un luogo che ci dava pace e armonia, o che innalzava il nostro spirito? Non sempre è una chiesa maestosa, a volte è una piccola cappella. E credo che il tempio più grande di questa verità sia dentro di noi, nel nostro animo. Noi ci sforziamo di accoglierla, e cerchiamo di spiegarla con i nostri sensi e le nostre parole. Gli attribuiamo un nome, un volto, un simbolo e la preghiamo, la invitiamo in noi, le chiediamo qualcosa. Chiediamo a questa verità di incoraggiarci, di sostenerci, di farci avere salute, benessere, fortuna, e mille altre cose. Troppe poche volte ci fermiamo a ringraziarla per ciò che abbiamo avuto, nel bene e nel male. Forse perché non accettiamo che noi non siamo che un tassello nel mosaico cosmico, e non il disegno completo. La cosa peggiore è quando immaginiamo la fine della nostra vita. Se siamo stati buoni su nei cieli, se no giù, sottoterra, fra atroci sofferenze per tutta l’eternità. Ma siamo seri, quanto è lunga l’eternità? Tantissimo. E quale dio buono farebbe soffrire un anima in eterno, per quanto sia crudele ciò che ha fatto, senza dargli la possibilità di pentirsi? Oppure a che serve un eternità a contemplare e innalzare lodi? Dio è creazione, non stasi, altrimenti il tempo non esisterebbe. L’anima stessa è formata d’energia, e l’energia è movimento, mutazione, creazione. Io credo che una volta che la vita finisce, noi siamo ancora in gioco, potremmo chiedere cosa fare per il resto dell’eternità. Accettare le nostre punizioni e i nostri premi, ma soprattutto, servire ancora a qualcosa. Io credo che in realtà non siamo soli, credo che ci sia sempre qualcuno che vegli su di noi, che ci protegga e c’indirizzi. Sta a noi cercare un nome da dargli, un volto o un simbolo con cui riconoscerlo. Sta a noi seguire l’unico comandamento comune a tutte le fedi e religioni, cioè rispettare il prossimo come vorremmo che lui rispetti noi. Sta a noi avere fede in un amore che trascende la mortalità e abbraccia tutto l’universo, e sta a noi scoprire il nostro posto dentro di esso. Altrimenti si che saremo veramente soli.

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