sabato 3 settembre 2016

La luce fioca

Questa settimana vi propongo un racconto un pò vecchio, un piccolo divertissement su fate e elfi. Ispirato, come tanti altri, dalle graphic novel di Neil Gaiman. Non ho molto da dire su quello che leggerete, però come al solito spero che lo troviate di vostro gradimento e di avervi qui anche la prossima settimana. Buona lettura.


- Permesso - un piccola testa fa capolino da dietro lo stipite
- Vieni, Puck, cosa c'è amico mio, hai qualche nuova storia da raccontarmi?
- No, vedi, è che sto partendo - il piccolo folletto si pone davanti alla soglia - vedi devo tornare di là, qui non posso più restare
- Perché no ? Non stai bene con me? Non ti ho trattato bene forse? O forse ti ho offeso in qualche modo che non conosco, aspetta ho capito, è per quella storia su tuo nonno che non volevi che pubblicassi.
- No, no, il problema non è questo, è che ormai qui non c'è più posto per me. Quando abbiamo iniziato la nostra "relazione" te lo dissi, io ho bisogno di creatività, e ormai il mondo è pieno di banalità. La forza che mi sostiene si va affievolendo giorno dopo giorno, e io non ce la faccio più.
- Ma non ce l'avevamo fatta? Le storie che mi hai raccontato non hanno avuto effetto? Il nostro nuovo libro è un best seller, lo leggeranno a milioni e...
- E poi finirà li, insieme a tanti altri best seller su qualche scaffale in bella mostra. No, non è abbastanza. Anche se legge le nostre storie, la gente lo fa’ passivamente, senza voglia, senza amore. E poi non inizia a sognare, non sanno più sognare, e ciò è triste.
- Si però.... Vuoi dire che non ce l'abbiamo fatta, che non tornerete. Mi dispiace tanto. Sai ci tenevo tanto a vedere la corte dei Sidhe, la regina delle fate, e tutti i tuoi parenti e amici. E poi avrei voluto rivedere ...
- Lady Cybelline, lo so, anche lei l'avrebbe voluto. Ah, ormai non sarà più possibile. I sogni degli uomini sono diventati banali, ripetitivi, vogliono tutti le stesse cose, hanno tutti gli stessi stimoli, sono tutti uguali. Guardali, non pensano altro che ai soldi, al sesso, al potere, e non per migliorare o godere solo perché lo fanno tutti, tutti!
- Suvvia mio piccolo Puck, non tutti gli uomini sono cosi, guarda alcuni dei miei amici, o ascolta qualche cantante di quelli meno conosciuti, molti hanno idee rivoluzionarie, non banali. Molti riescono ancora a sognare, a gioire, a godere. Non tutti cercano le cose che hai detto, conosco due persone che stanno insieme e fra di loro non c'è sesso, solo amore. E poi conosco persone capaci ancora di creare canzoni, quadri, sculture. Non tutti sono sterili e vuoti dentro, molti sanno ancora sognare.
- Molti, ma non abbastanza. No, non siete abbastanza. Quanti sognatori pensi che esistano, quanti sognatori veri. Guardati intorno, quante volte una canzone te ne ricorda un altra, e quante volte un quadro è simile a un altro? E' vero, i sognatori ci sono, ma non sono molti, almeno non sono abbastanza. No, è ora che io vada, saluterò sua maestà per te, e porterò i tuoi omaggi a lady Cybelline.
- Puck, non posso proprio fare niente per convincerti a restare? Iniziamo un nuovo libro dai, o magari facciamo un altro viaggio in Irlanda, che ne dici? Ti prego, tu stesso mi hai detto che quando l'ultimo di voi andrà via, la banalità avrà vinto. Puck, io non voglio che la banalità vinca, stiamo lottando da troppo tempo per fermarla. Te ne prego resta.
- Troppo tempo? Per me sono attimi, per te anni. No, il tempo è finito, gli uomini hanno dato i loro sogni in cambio di cose futili. Sarà triste, davvero, mi dispiace solo che tu devi rimanere qui, farei il possibile per portarti con me, ma sai che è impossibile - una piccola lacrima riga il viso del folletto.
- Si lo so, se venissi di là potrei tracciare la strada per la banalità e la corte dei Sidhe non vuole correre il rischio.
- Peccato, gli uomini mi stavano simpatici, l'unica cosa che odiavo era il loro modo di trattare Gaia, cioè scusa, madre Terra. E poi adoravo quegli animali pelosi che voi chiamate cani, certo che se loro fossero intelligenti potrei insegnargli a sognare. E poi mi mancheranno i bambini, sono cosi teneri e paffuti.
- I bambini, già, forse è stato li il nostro errore, noi abbiamo cercato di far sognare gli adulti, invece dovevamo far sognare i bambini. Non dovevamo scrivere per gli adulti, ma per loro, loro un giorno diventeranno adulti e continueranno a sognare, e forse allora.
- Cosa credi che in passato non ci abbia già pensato, il problema è che poi i bambini diventano adulti e la banalità li perverte. Uccide i loro sogni e li rende suoi schiavi. Inoltre la banalità inizia fin da piccoli a tentare i bambini, e lo fa’ con quella scatola che ti piace tanto, la televisiana.
- Televisione Puck. E' vero, i bambini di oggi non leggono più proprio a causa della TV, e la TV è controllata dalla banalità. Però, un modo dev'esserci. Dev'esserci per forza.
- No amico mio, non c'è, ormai non c'è più.
- Allora vai via, se anche in te la speranza è morta non c'è proprio più nulla da fare. E' triste lo sai, e non parlo solo del fatto che tu te ne vada, per quello mi sanguina il cuore. Sono triste perché ormai il mondo è arido e freddo, e lo sarà fino alla fine del tempo.
- Addio allora, addio per sempre.

La luce fioca attraversa il cielo nuvoloso, mentre Puck si rilassa sotto un olmo. Un Sidhe, lord Cumbrion gli si avvicina in silenzio.
- Allora, la tua missione è terminata?
- Si mio signore, e adesso inizia la sua, per anni gli ho raccontato del nostro mondo, della nostra gente, e per anni lui ha scritto di noi. Ora però dovevo lasciarlo, è ora che voli con le sue ali. Se fossi rimasto con lui non sarebbe mai cresciuto, io gli ho mostrato la via fino a un certo punto, ora tocca a lui percorrerla.
- Sento che sei triste, perché?
- Mi sembra di averlo tradito, si è vero, dovevo risvegliare in lui il desiderio, la fantasia, ma cosi è stato penoso.
- Ma necessario mio caro amico. Guardalo - il Sidhe fa’ apparire una sfera di luce, e all'interno Puck vede il suo amico intento a scrivere - è la prima volta che scrive senza di te, e lo fa’ nella speranza che un giorno tu possa tornare, e noi con te. Il vostro distacco era necessario per accendere quel fuoco che ora divampa, e che un giorno sarà il nostro faro per tornare da Gaia.
- Lo spero mio signore lo spero proprio.
- Fai bene a farlo, ormai è l'unica cosa che è rimasta a noi e alla Terra. La speranza.

E verrà il giorno in cui i cancelli del mondo della luce fioca cadranno, e la corte delle fate tornerà da noi. Insieme ci sederemo intorno ai fuochi per ridere e cantare. Un giorno Puck tornerà da me, insieme creeremo nuove storie e cacceremo per sempre la banalità dal mondo. L'importante per riuscirci è continuare a sognare, e non abbandonare mai i propri sogni. Sento già che il muro della realtà si sgretola, e attraverso le crepe traspare la luce fioca del loro mondo. Il tempo dell'uomo è alla fine, presto tornerà il tempo del sogno.