lunedì 10 giugno 2013

Impegno - Fatti non foste...


Fatti non foste a viver come bruti, ma perseguire virtude e carità”.
(Dante Alighieri)

Un tempo c’era un serafino, Samael, il pastore dei soli e generale delle milizie celesti. Era il più bell’angelo che i cieli avessero mai visto, il suo splendore e la sua bellezza erano secondi solo a quelli del creatore. Come tutti i serafini aveva sei ali, due per proteggere il volto, due per proteggere i piedi, due per volare. Le ali per volare erano formate una dall’amore per Dio e l’altra dalla fede verso di lui. Un giorno Samael divenne arrogante, e iniziò una guerra contro il creatore, prese con se la metà delle forze celesti, e mosse guerra al signore. Però, nel momento dello scontro decisivo, Samael perse una delle sue ali, e non potendo più volare, cadde giù, sulla terra, e cadendo divenne l’avversario.


Quale delle due ali aveva perduto Samael: quella dell’amore o quella della fede in Dio? Difficile a credersi ma Samael perse l’ala che rappresentava l’amore per Dio. Nonostante la ribellione, nonostante la sconfitta, nonostante l’umiliazione, comunque, Lucifero non perse la sua fede in Dio. Allora come fanno gli uomini a perderla? E se non in Dio, come fanno a perdere la fede in ciò in cui credono? Cosa succede quando un uomo non ha più fede nei suoi valori, nelle sue divinità, nelle cose che ha creato? Basta vedere le nazioni dell’ex blocco sovietico, loro avevano una grande fede nel marxismo, e quando l’hanno persa, hanno perso tutto, e ora si arrabattano fra guerre di confine e corruzione politica. Tentano di ritrovare quella fede perduta in altri ideali, come i nazionalismi, la religione, il capitalismo. Stanno dimostrando che comunque gli uomini hanno bisogno di credere in valori più grandi di loro, giusti o sbagliati che siano. L’essere umano ha la necessità fisica di farlo, come se fosse scritto nel nostro codice genetico, come se senza nessun tipo di fede l’uomo divenisse vuoto, vacuo. Un uomo senza fede in nulla è un uomo privo di tutto, ogni cosa che fa, che crea che inventa sarà fine a se stesso. E’ impossibile per lui trovare la forza per andare avanti, una forza che può derivare solo da qualcosa che trascende i nostri limiti umani, e abbraccia decine, centinaia, forse migliaia di persone. La fede in qualcosa da la forza agli uomini per andare avanti, gli stati, gli imperi stessi, sono nati perché si aveva fede in qualcuno o in qualcosa. Quindi, quando gli uomini perdono la fede, che sia in un dio, in un uomo o in un ideale, perdono quella forza primeva che li spinge avanti, quel qualcosa che ci fa diventare umani, e non semplici animali. Perdono, forse, la parte più importante della loro anima. Noi abbiamo tante fedi, ma quella che ci accomuna è la fede nei nostri ideali, quegli ideali che noi ci ostiniamo a professare, a portare avanti, al limite della testardaggine. Gli ideali dell’unità, dell’amore scambievole, della solidarietà, dell’accoglienza. E la nostra fede in questi ideali deve essere forte, deve essere il più forte possibile, perché cosi questi ideali potranno crescere e raggiungere tanti altri che ne hanno bisogno. E da questa nostra fede comune, come da quella nostra personale, noi dobbiamo ricavare la nostra forza per andare avanti, per crescere insieme e migliorarci. Se è vero che siamo nati per perseguire virtù e carità, allora dobbiamo dimostrare di esserne capaci. Perdere la fede, una qualsiasi fede in qualcosa, significa perdere un pezzo di noi stessi.

Qua si va sul pesante,già io che parlo di fede mi sembra cosi strano, vabbé che erano altri tempi, e si capisce se si legge fra le righe. Non ricordo anedotti particolari a parte il fatto che il titolo originale era "Fatti non foste a viver come lupi". Mi fecero notare l'errore, però io in realtà avevo nascosto nel titolo la mia fede dell'epoca, e cioè nei totem; all'epoca uno dei miei totem personali era l lupo appunto. Comunque sottigliezze che poteva capire solo chi mi conosceva bene, e all'epoca forse non c'era nessuno che mi conosceva cosi bene.