mercoledì 14 gennaio 2015

Je suis Charlie Hebdo perchè....


Dei fatti del 7 gennaio non ne voglio parlare, a parte che l'ignoranza genera violenza, e che alla fine a pagare sono gli innocenti. Vorrei dire solo una cosa su quello che c'è scritto qui sopra "Je suis Charlie", e lo vorrei dire alle tante persone che ripetono "no, non lo sei", "non lo siete", "non sapete nulla":
Mi da fastidio che molte persone come me vogliono esprimere cordoglio e vicinanza a chi ha vissuto questa tragedia, e per farlo scelgono di mettere in bacheca o nel proprio avatar sui social network questa immagine. 
Io non sono un vignettista, non sono un illustratore, non sono uno che fa satira, non sono un politico, non mi batto quotidianamente per la libertà di stampa, non sono di sinistra (e forse neanche più di destra), e prima del 7 gennaio non avevo la più pallida idea che esistesse Charlie Hebdo.
Io sono una brava persona. nei limiti del possibile, appartengono a quella classe sociale denominata una volta "piccola borghesia". Mi sveglio la mattina, vado al lavoro, ceno a casa con la mia famiglia, mi bisticcio coi compiti con i miei figli, affronto gli impegni quotidiani con mia moglie. Quando poi vedo il telegiornale, e sento che sono morte delle persone come me - non soldati, non poliziotti, non politici, ne nessuno altro che aveva messo in conto che la vita la poteva rischiare per lavoro - mi dispiace (si chiama empatia). Se poi la vita l'hanno persa perché il loro lavoro, apparentemente innocuo, dava fastidio a qualcuno che neanche conoscevano, mi spiace ancora di più. E per questo mi viene voglia di dimostrare il mio cordoglio.
Certo per farlo non mi metto a scrivere stupidaggini tipo "ciao Wolinski, insegna agli angeli l'ironia", non mi verrebbe mai in mente di fare una cosa del genere, Tanto più che non so disegnare (in modo tradizionale), e non posso nemmeno fare una bella vignetta come quella di Jenus o i tanti altri vignettisti che hanno fatto dei piccoli capolavori. Non posso neanche andare alla marcia a Parigi, quella super criticata, dove la Merkel guardava Hollande con la faccia da: "ma serio, è successo davvero?".
Quindi prendo il mio profilo, e ci metto su la scritta "Je suis Charlie" per tutta la settimana. E come me, tante persone come me. Noi non siamo combattenti di sinistra che difendono dagli spalti la libertà di stampa, siamo persone a cui è dispiaciuto quello che è successo, persone che domani possono andare al supermercato ed essere coinvolti nella Jihad, Non chiamateci ipocriti, a noi dispiace si per Charbonnier, Wolinski,Cabu, Tignous, Honoré, ma di più spiace per le altre persone della redazione morte, e di cui non si conosce neanche il nome. Ci dispiace per il poliziotto in bici freddato dai terroristi, poliziotto tra l'altro mussulmano. Magari qualcuno di loro quella mattina al lavoro c'era andato controvoglia, aveva altro da fare, o doveva staccare prima, chi lo sa.

Non giudicateci male, non guardate la pagliuzza nel nostro occhio, ma aprite bene i vostri. Certo, c'è chi lo fa per moda, chi lo fa perché lo "lo fanno tutti", c'è chi lo fa e se gli chiedi perché magari non sanno neanche cos'è successo. Ma noi no! Noi lo facciamo perché sono morte delle persone, e vogliamo dire a loro, e alle loro famiglie che non conosceremo mai : "ci dispiace".