mercoledì 3 agosto 2016

Un nuovo figlio - Capitolo 8


Per la felicità di tutti voi Abram è tornato, e stavolta non farà prigionieri. Cioè no, Abram e tornato, e come al solito sarà vittima degli eventi, e che eventi. Solo che devo dare un annuncio poco piacevole, la prossima settimana Abram non ci farà compagnia, ho finito i capitoli scritti, e voglio scriverne almeno un paio (credici Crios, ce la puoi fare) prima di pubblicarne altri. La settimana prossima pubblicherò l'introduzione di un altro progetto che sto realizzando, poi fra due sabati un racconto inedito, e poi, incrociando le dita, Abram tornerà per tutti voi.  Comunque ora vi lascio a questa nuova avventura, buona lettura.

Erano passati dieci giorni dal suo arrivo, e ormai Abram era guarito del tutto, ma nonostante ciò si sentiva ancora un estraneo nel villaggio dei belanti. Il villaggio in realtà era una serie di piccole grotte scavate all’interno di una vasta caverna, al centro della caverna c’era un lago sorgivo in cui i belanti prendevano l’acqua. Ogni gruppo di grotte apparteneva ad un clan, quelle più vicino all’ingresso era dei guardiani, un clan di belanti grandi e grossi dalla pelliccia nera, il loro capo era Baccus, e suo figlio era Bacco, l’attaccante di Abram. Poi c’era il clan dei raccoglitori, dei belanti che andavano all’esterno a raccogliere l’erba e i frutti di cui i belanti si nutrivano, a questo clan appartenevano Fauno e sua figlia rugiada, e di conseguenza anche Jacob e Abram. Intorno al lago c’erano anche le grotte dei clan dei cardatori, che tagliavano la lana ai belanti e la lavoravano; dei conservatori, che conservavano il cibo e trasformavano l’erba in fieno e biada; e in fondo alla caverna il clan degli sciamani, composto da solo cinque membri, questo clan si occupava delle necessita spirituali della piccola comunità. La notte dopo l’arrivo di Abram, tutto il clan degli sciamani gli aveva fatto visita, e lo avevano pregato di donargli la mano. Su consiglio di Fauno, Abram aveva promesso che avrebbe portato personalmente la mano all’idolo, ma solo quando sarebbe stato il momento. La paura di Fauno era che gli sciamani potessero impossessarsi della mano, e per poi cacciare via Abram e di conseguenza Jacob l'avrebbe seguito; in questo modo avrebbe guadagnato tempo e i ragazzi si sarebbero integrati nella comunità. Però, solo Jacob si sentiva a suo agio, e ormai andava in giro nudo come tutti i belanti, anzi era molto apprezzato per le sue doti e i suoi attributi suini, Abram era riuscito al massimo ad aprirsi la camicia e gironzolare senza scarpe per il villaggio. In fondo lui stava li per sbaglio, e l’unico motivo per cui non era andato via era che non sapeva dove scappare. A nulla servivano gli inviti alle feste e alle libagioni, per la maggior parte del tempo Abram stava in disparte e non prendeva parte a nessun evento. In compenso imparò in fretta la lingua dei belanti, e in pochi giorni sapeva esprimersi perfettamente nei loro idiomi. Il più grande desiderio di Abram, comunque, rimaneva scoprire che cos’era il coccodrillo, e se la leggenda era vera, per questo aspettava paziente il tempo della luna. L'isolamento di Abram, per fortuna, non durò a lungo, almeno fino alla sera in cui Rugiada avrebbe compiuto il suo ingresso nell’età adulta. Quello era il momento in cui le giovani belanti diventavano in grado di procreare, e per festeggiarlo doveva prima passare il loro periodo di indisposizione, cosi Rugiada passò una settimana in casa della madre senza mai uscire, e poi festeggiare con tutto il clan. Quella sera la festa era ancora più fastosa, trattandosi della figlia di un capo clan, e ai festeggiamenti erano stati invitati gli sciamani e gli altri capi clan, con i loro seguiti, e Abram non poteva assolutamente rifiutarsi di partecipare. Cosi il giovane verro si trovò a sedersi vicino al più giovane degli sciamani, Pan, e iniziarono a discutere di religione.
- No, la religione dice che è stata Atena a creare l’universo, e gli Iam …
- Ho capito, lo so che voi adorate la vostra Atena, ma Atena ha un fratello, Dioniso, il nostro dio, capisci. E per noi lui ha creato l'universo dal caos, e la vostra Atena gli ha dato forma e regola.
- Per me tu dici delle eresie, però se cosi fosse noi adoreremo una divinità sorella del vostro dio, e quindi siamo della stessa religione.
- Stessa famiglia, case diverse, fratello Abram – cosi dicendo Pan mandò giù un sorso di idromele – come noi belanti e voi suini, anzi noi ovini e voi suini per l’esattezza. Siamo due razze diverse, due specie diverse come i rodiratto e gli arrotadenti, ma viviamo la stessa casa: il nostro mondo.
- Capisco, ma si, in fondo può anche essere cosi. – e anche Abram bevve un bicchiere di idromele – senti fratello Pan, cosa ve ne farete della mano del coccodrillo li al tempio.
- O semplice, faremo una processione, e la porteremo all’idolo sulla montagna sacra, li un sacerdote la prenderà, vedrà se è quella giusta, e poi la offrirà all’idolo.
- Come quella giusta?
- Questa non è la prima mano, o il primo pezzo che diamo in sacrificio, prima era più facile, ma voi suini avete iniziato a nascondere i pezzi. Spesso i pezzi del coccodrillo non sono giusti e il sacerdote li brucia, ma quando sono buoni li da in pasto all’idolo.
- E quanti pezzi hai visto “mangiare”?
- Nessuno, mio nonno un volta ne ha visto uno, ma da allora più nessun pezzo è stato buono. Guarda, inizia – Pan indicò Rugiada che si era alzata e aveva raggiunto il centro della festa.
Le stuoie e le tavole col cibo erano state disposte a cerchio, e al centro si trovava una stuoia ricoperta di coperte di lana. Rugiada la raggiunse e la musica dei flauti dei belanti riempì l’aria, mentre lei iniziava a ballare.
- Cosa fa? – chiese Abram incuriosito
- Prima danza, la prima danza è un momento molto delicato, ora lei sceglierà un giovane con cui giacere e quella scelta la segnerà per sempre.
- Ma come? Ma se fino a adesso ha giaciuto con mezzo clan.
- Si, ma ora è diverso, il sangue l'ha purificata e quello che è successo prima non conta. Il maschio che lei sceglierà diventerà figlio di suo padre, e lei figlia del padre di lui.
- Si sposeranno?
- Cosa?
- Andranno a vivere insieme, nella stessa casa.
- Voi ne fate di cose strane vero? No, è solo un legame … come dire … no non vivranno insieme, ma saranno uniti nel clan. Serve a saldare i vincoli nel clan.
- E se sceglie qualcuno di un altro clan?
- Allora lei entrerà in quel clan, o il figlio di quel clan andrà nel suo. Dipende dalla scelta che farà.
- Ancora non capisco, e se lui si rifiuta.
- Non succederà, se lei viene rifiutata potrebbe anche suicidarsi, è l’offesa più grande di tutte rifiutarsi di giacere con una nuova donna e non cambiare padre o clan. Offendi lei e tutto il suo clan.
- E dove giaceranno?
- Li, - disse Pan indicando il centro della loro riunione - in mezzo a tutti, sotto gli occhi di tutti, per far vedere che non ci sono imbrogli.
- Molto imbarazzante, senti Pan perché la musica si è fermata?
- Perché ha scelto – rispose Pan sorridendo.
Abram si girò intorno e noto che tutta l’assemblea dei belanti guardava nella sua direzione.
- E perché tutti guardano di qua? - Abram aveva notato che tutti i presenti ora guardavano verso di lui.
- Perché ha scelto.
- Si ma chi? – Abram si guardò di nuovo intorno, poi alzò lo sguardo e vide gli occhi di Rugiada fissi su di lui – e perché mi guarda?
- Perché ti ha scelto.
- E ora che faccio?
- Giacerai con lei.
Abram senti di nuovo le forze mancargli, come paralizzato non riusciva ad alzarsi ne a muoversi, mentre Rugiada si dirigeva verso di lui, poi la ragazza gli fu di fronte, gli prese la mano e leggermente lo fece alzare. Come imbambolato Abram non capiva cosa gli succedesse, mentre la sua mente gli diceva di scappare via, il suo corpo affrettò il passo e segui in silenzio la giovane belante fino al talamo posto nel mezzo del banchetto. Il silenzio regnava supremo, mentre i belanti guardavano stupiti la scena, solo Jacob e Fauno sorridevano, sapendo che quel gesto aveva fatto entrare Abram di diritto nel clan. La pelle di Abram sotto le setole divenne di un rosso acceso, mentre sentiva il sangue pulsargli nelle tempie fino quasi a scoppiare. Si guardava in giro e sentiva che tutti guardavano lui, mentre la creatura di fronte a lui lo spogliava dei pochi abiti che continuava ad indossare. Abram era combattuto fra il desiderio di scappare via, tornare in città, e la necessità di continuare quello che Rugiada aveva iniziato. Sapeva bene che se si fosse rifiutato non sarebbe stata solo un offesa al clan dei raccoglitori, che l'avevano accolto e curato, ma a tutta la tribù dei belanti; chissà cosa gli sarebbe successo in quel caso. Abram senti la testa girare vorticosamente, mentre le gambe gli tremavano. Rugiada lo prese e lo fece adagiare sul giaciglio pronto per loro, e lì istinti sopiti e atavici si fecero strada attraverso la mente incatenata di Abram, e finalmente lui si abbandonò ai suoi istinti unendosi alla giovane belante. Alla fine dell'unione, musica e canti inneggiavano ai due nuovi ragazzi, la nuova donna e il nuovo figlio di Fauno: Abram.