venerdì 8 aprile 2016

SI o NO?

Il prossimo 17 Aprile, gli italiani saranno chiamati alle urne per il referendum sulle trivellazioni in mare. Praticamente, dovremo decidere se concedere l'estensione dell'estrazione in mare fino alla fine del giacimento, oppure fino alla fine della concessione. Che significa, come sempre il politichese è una lingua oscura, il politichese italiano lo è ancora di più.


Se votiamo Si cosa succede? Se votiamo SI le piattaforme che estraggono petrolio dal nostro mare, una volta finita la concessione, dovranno chiudere baracca e burattini e tornare a casa. Cioè, anche se di petrolio ce ne ancora sottoterra (o sott'acqua visto che sono in mare) non potranno più estrarlo. E non potranno chiedere nuove concessioni, perché una legge del 2006 vieta nuove trivellazioni nei mari italiani.

Se votiamo No cosa succede? Se voteremo NO allora le piattaforme petrolifere potranno estrarre il greggio finché non ce ne sarà neanche una goccia, parliamo sempre però dei giacimenti già in attività. Non potranno comunque cercarne di nuovi, ne tanto meno aprirne. Sempre per la legge di cui sopra.

Di cosa abbiamo paura allora? Perché non permettere alle tre sorelle (Eni, Shell e Total) di succhiarsi tutto il petrolio che c'è, e poi quando finisce si chiude per sempre questa storia? Perché rischiare di far perdere il lavoro agli operai sulle piattaforme? Il motivo è lo stesso per cui noi italiani abbiamo paura delle centrali nucleari. Diciamolo tranquillamente, noi italiani abbiamo paura delle centrali nucleari, non tanto perché potrebbe accadere un incidente come Fukushima o Chernobyl, ma perché sappiamo per certo che non saremmo capaci di gestire una tale emergenza proprio perché siamo italiani. Quando lo Tsunami e il terremoto hanno colpito Fukushima, meno di un mese dopo i giapponesi avevano già sistemato le strade, rimesso in piedi buona parte della città, e contenuto in buona parte l'inquinamento radioattivo. Se una cosa del genere avvenisse in Italia, ci metteremo come minimo 5 anni solo per finire la ricostruzione del sito, per poi scoprire che dovremmo rifare tutto daccapo perché fra mazzette e mangia mangia la ricostruzione è stata fatta con i piedi (vi dice niente l'Aquila?). Poi dovremmo trattare il materiale nucleare, e potremmo pure farlo, però sfortunatamente la Campania è già piena di scorie tossiche e rifiuti pericolosi, quindi si dovrebbe trovare un altra regione dove mettere le scorie nucleari. Perché dico mettere? Perché come già successo in passato per altre centrali italiane, si prendono le scorie e si buttano a dimenticare in qualche deposito, col rischio che prima o poi i contenitori si deteriorano e fuoriesce il materiale radioattivo. Magari potremmo, dopo 10 o 20 anni di manifestazioni popolari, interrogazioni parlamentari, e politici rampanti che hanno la panacea per tutti i mali del paese; imbarcarli su un bel treno e mandarli all'estero, sperando che qualcuno risolvi il problema per noi pagandolo profumatamente.
Si vabbé, direte voi, ma quello è petrolio è uranio. Ma il petrolio è anche più pericoloso. Nel caso ipotetico che si avesse un incidente come quello della British Petroleum in Florida, noi dovremo dire addio a buona parte delle nostre coste, scordarci il turismo balneare per anni, e iniziare a dare la colpa a questo o a quello perché uno non ha visto, uno non ha fatto, e uno non ha detto. Il danno ambientale che ne avremmo sarebbe terribile, inconcepibile, il nostri mari sono mari chiusi, la marea nera stagnerebbe per anni, e come al solito partirebbe la corsa alla mazzetta per accaparrarsi gli appalti per ripulire il mare, facendolo sicuramente male. Tutto questo perché? Perché dobbiamo estrarre un petrolio che ci costa di meno se lo compriamo all'estero, e di qualità inferiore a quello che possiamo importare? Ma seriamente? Nel corso degli anni il prezzo del petrolio è notevolmente sceso, e di certo non grazie alle estrazioni che facciamo nel mediterraneo. Gli stessi Emirati Arabi hanno fatto in modo di non farlo scendere ulteriormente, riducendo le estrazioni e facendo aumentare artificiosamente il prezzo. E di certo il petrolio che estraiamo non ci aiuta a far scendere il prezzo della benzina, quella ormai è una battaglia persa, come la guerra in Tunisia per cui paghiamo ancora l'accisa per sovvenzionarla. Dal punto di vista energetico non credo che ci serva a granché, anche perché la maggior parte della corrente elettrica siamo ben lieti di comprarla all'estero, da quegli stati che sanno trattare l'energia atomica e cosi risparmiamo pure. Infine, il nostro petrolio non è come quello Arabo o Texano, la qualità è bassa e scadente secondo gli standard internazionali. Ma è normale, la nostra è una terra geologicamente giovane, come il petrolio che ha nelle viscre. La cosa assurda di questa storia è che dovremo votare per una cosa inutile e dannosa, che non fa bene a nessuno, invece di spendere i soldi pubblici per migliorare il nostro paese.

In conclusione, noi italiani non siamo fatti per fare cose del genere, lo dobbiamo capire, siamo fatti per fare altro. Il 40% della nostra elettricità lo producono le nostre fonti rinnovabili (vento e sole), perché dobbiamo rischiare il nostro ecosistema per una centrale nucleare. I nostri mari e le nostre coste, nonostante tutto, sono fra le più visitate del mondo. Perché vogliamo dargli il colpo di grazia? Siamo cosi tanto votati al masochismo? Vogliamo svegliarci una volta per tutte e capire che dobbiamo smettere di scimmiottare gli altri paesi, noi non siamo Stati Uniti con il loro Texas, siamo un altro paese. Noi siamo capaci di costruire in Nevada una centrale elettrica, tramite la nostra Enel, che produce energia utilizzando 3 fonti rinnovabili: Eolico, Solare e Geotermico. Tre cose che da noi si buttano!!!
Qualche mese fa vidi un intervista a un principe degli emirati arabi, e quando gli chiesero che avrebbero fatto quando il petrolio sarebbe finito, lui placidamente rispose “noi saremmo contenti quando il petrolio finirà, cosi al posto dei pozzi metteremo delle centrali solari, e vi venderemo l'elettricità che produrremo”.

NOTA BENE:

Il referendum si riferisce solo alle piattaforme operanti entro le 12 miglia marine e tenete in considerazione che la piattaforma Deepwater della BP operava a circa 43 miglia marine dalla Louisiana. Le piattaforme che operano oltre questa distanza continueranno ad estrarre quella melmaglia che qualche politicante continua a chiamare petrolio, spero che anche per quelle prima o poi si farà qualcosa.