sabato 16 aprile 2016

Musica

Secondo racconto del sabato, almeno sto mantenendo le premesse fatte. Questo racconto è molto vecchio, di almeno 15 anni e più, quindi non aspettatevi nessuna opera d'arte o altro. Questo fa parte dei cosi detti "racconti della notte", cioè quelli che scrivevo di getto la sera tardi, magari dopo essere uscito e aver fatto tardi. A notte fonda, rientravo, mi mettevo comodo (trad. in pigiama), accendevo il computer e scrivevo di getto. Come dicevo non credo siano granché ma a qualcuno potrebbe piacere. Buona lettura.

Comincio a muovermi piano, quasi impacciato. Poi, mentre il ritmo sale, sento che qualcosa cresce in me. Comincio a muovermi ad un ritmo frenetico, spasmodico, inebriante. Tutti intorno a me sembrano goffi e ripetitivi. Nessuno sembra avere la mia energia. L'energia. Forse è quella che fa' la differenza. La sento crescere piano piano, con piccoli strali. E più mi muovo, più lei mi permea, mi avvolge, mi fa suo. Intorno a me un caleidoscopio di luci, di suoni, di facce. Il sudore mi cola dalla fronte, scende lungo la schiena, ristagna. Tutto il corpo è sconvolto dal ritmo, a volte ossessivo, a volte inebriante. Ho ballato in molti posti, con molte musiche, ho ballato vecchie canzoni e ritmi troppo moderni. Ho ballato di tutto e dappertutto. E tutte le volte è la stessa cosa. Sento crescere l'energia intorno a me, la sento vibrare, so che è la sottile vibrazione del caos, richiamata da questa specie di culto neotribale che è la musica commerciale. Vedo le persone muoversi come ipnotizzate, seguendo i nuovi sciamani nei loro assurdi movimenti. Poi vedo alcuni, pochi, che riescono a sentire il ritmo dentro di loro, che si discostano da quell'assurdo movimento massificante. Soli si ergono fra la folla, spiccano come perle rare nel fango. E infine vedo me, mi vedo pervaso dall'energia del caos, la vedo emanarsi da tutti quelli che mi stanno intorno e concentrarsi su di me. Fungo da catalizzatore di questa forza, lei si riversa in me e io la esprimo come meglio posso. Mi sembra di essere un houngan voodoo cavalcato da un loà folle. Il loà della musica. Mi muovo seguendo ritmi strani e irregolari, mi piego ad angoli impossibili, vibro all'unisono con la musica. Ogni nota è un battito del mio cuore, quando la musica si calma io muoio con lei, quando sale riprendo vita e l'inseguo lungo la scala che percorre. Non esiste più stanchezza per me, vivo solo per ballare, seguo il ritmo, e, a volte, il ritmo segue me. Io e la musica siamo una cosa sola, lei mi possiede anima e corpo, la divinità e il suo sacerdote. Andiamo avanti all'unisono, se necessario per ore intere, non posso smettere neanche se voglio, è più forte di me. Io sono la musica, io sono il ritmo, e lei diventa me. Tutt'intorno pensano a ballare come scimmie ripetitive, non sanno che alimentano la mia padrona, e lei gli dona uno spettacolo unico : ME. Io non ballo, io ho un amplesso con la musica, la seguo, l'agguanto e alla fine la faccio mia. La violento come più mi pare e piace, o almeno cosi sembra, perché in realtà è lei ad abusare di me. Ho cercato di farne a meno, di resisterle, ma lei è più forte, più cocciuta, e mi ama alla follia. Non so resisterle, e ogni volta ritorno a cercarla, a invocarla e a farmi cavalcare da lei. Il loà della musica e il suo houngan prediletto.