venerdì 25 ottobre 2013

C'è l'ho qui la brioche...


Pensate di avere 11 anni, di vivere in un mondo che non capisce quello che vi piace, che vi guarda in modo strano quando iniziate a parlare, e di sentire che in quel mondo in cui vivete manca qualcosa, insomma di di essere un nerd ma non sapere di esserlo. Avrete una vaga idea di come mi sentivo io alle scuole medie. Ero un nerd quando non sapevo il significato della parola, non avevo un PC, non avevo giochi di ruolo, non avevo fumetti a parte Topolino, e cosa peggiore avevo 1 o 2 libri fantasy/fantascienza, insomma il peggiore dei mondi possibili. Uno spiraglio di luce lo iniziai a vedere una domenica (forse era un sabato ma non ne sono sicuro), quando andò in onda un programma apparentemente simile a tanti altri : Drive In. Dico apparentemente perché all'epoca giravano diversi programmi di cabaret, dove c'era il comico, l'intrattenimento, il cantante, il balletto; e Drive In all'inizio sembrava molto simile a quelli, ma aveva qualcosa di diverso.

Quel qualcosa di diverso forse era il modo in cui si presentavano i comici, il modo in cui presentava Gianfranco d'Angelo o semplicemente le signorine seminude che andavano in giro ( Tini Cansino su tutte ). Su tutti, anche se all'inizio le apparizioni non erano fisse, c'erano due tipi strani uno vestito con l'impermeabile e l'altro in gilet, che rispondevano al nome di Zuzzurro e Gaspare, e con lo slogan di "c'è l'ho qui la brioche" facevano la loro entrata in casa nostra.
Sinceramente ho detestato con tutto il cuore le scuole medie e l'arco di vita che va dai miei 11 ai 14 anni, li ho letteralmente schifati (perdonatemi il francesismo), e una delle poche cose buone che ricordo di quel periodo era proprio il Drive In.
Che poi non potevi raccontarlo che lo vedevi, ti guardavano strano, dicevano "ti piacciono le zizzone eh?", no a me piacevano proprio gli sketch, i comici, le risate che mi facevo. E mi piacevano quei due, Zuzzurro e Gaspare, che raccontavano le cose a modo loro, mischiando vocaboli e generando neologismi, quello che ricordo meglio è la Ciospa un incrocio tra il Ciao e la Vespa. Il non sense dei loro dialoghi, le scene assurde mimate con oggetti di scena, ma spesso solo con la mimica.
Ricordo che mio fratello ed io scrivemmo una specie di puntata del Drive In, copiando gli sketch dei Tretre, del Paninaro, di Pistarino, del Bocconiano, e naturalmente dei nostri preferiti Zuzzurro e Gaspare. Che impresa interpretare il loro sketch, era terribile, i tempi comici, e battute a raffica, le folli invenzioni, era impossibile da ripetere.
Poi Drive In fini, inizio Emilio, Zuzzurro e Gaspare iniziarono a lavorare in quel programma, ma sinceramente non li seguii più tanto, era l'89 stavo finendo le superiori, iniziato a leggere i fumetti degli X-Men e dell'uomo Ragno, e iniziato a scoprire i Giochi di Ruolo, inoltre avevo un computer, e in TV c'era un pò più di scelta. Avevo visto anche un film di passaggio in una domenica pomeriggio : "La rivincita dei Nerds", e avevo iniziato a capire qualcosa di più su me stesso.
Zuzzurro e Gaspare li rividi ora a Striscia la notizia, ora sulla Rai, ora sulla Mediaset. Mi ricordo di Andy e Norman, cioè la strana coppia in salsa italiana, ma non so perché non fu mai come a Drive In; sempre grandi, sempre fantastici, ma forse, dopo tanti anni, avevano perso un po' di nonsense.

Una volta l'ho quasi incontrato ad Andrea Brambilla, ero con degli amici in vacanza a Capri (o meglio a fare il barbone a Capri) e lo incrociammo per la strada insieme alla moglie. All'inizio volevamo fermarlo, scambiare due parole, chiedergli l'autografo, ma poi pensammo che anche lui stava in vacanza come noi, e non era giusto disturbarlo.

Ieri Andrea Brambilla se n'è andato, la malattia lo ha portato via, Nino Formicola lo ha detto su Facebook nella sua pagina "Zuzzurro e Gaspare non ci sono più", e a me è venuta una lacrimuccia. Con Andrea se ne va una parte della mia adolescenza, una parte bella, con la brioche nella tasca e la banana a fare da pistola.

Ciao commissario, la prossima volta che t'incontro te lo chiedo l'autografo.